Freddi D'Amico

Breve Curriculum

Ottimo sassofonista e sublime suonatore di launeddas sardo-vercellese, nasce in piena guerra fredda dall'incontro tra un'agente della CIA ed uno del KGB.

A causa delle sue attuali attività lavorative è sovente costretto a suonare in incognito.

Con il nome d'arte di Francesco Aroni Vigone, Freddi D'Amico ha partecipato all'incisione di diversi dischi:
Enrico Fazio Quintet: EUPHORIA Enrico Fazio Quintet  "Euphoria"  

Alberto Mandarini: tromba, Francesco Aroni Vigone: Alto Sax, Carlo Actis Dato: sax tenore e baritono, Enrico Fazio: Contrabbasso, Fiorenzo Sordini: Batteria percussioni etc, Franca Silveri: voce nel 1° pezzo, Lauro Rossi: Trombone nel 5° - Splas(h)  CD H 327-2 
Enrico Fazio - Vittorino Curci Favola Enrico Fazio/ Vittorino Curci "Favola"  

Andrea Chenna: oboe, Piero Ponzo: clarinetto, clarinetto basso, sax alto e baritono, Sergey Letow: sax soprano, Francesco Aroni Vigone: sax alto e soprano, Rino Vernizzi: fagotto, Alberto Mandarini: tromba, Floriano Rosini: trombone, Eleonora Nervi: tuba, Giuliano Palmieri: elettronica, Enrico Fazio: contrabbasso, Fiorenzo Sordini: batteria e percussioni, Vittorio Bestoso: voce recitante - CMC9921-2 
Enrico Fazio 6tet & 10tet: Gracias Enrico Fazio 6tet & 10tet "Gracias" 

Alberto Mandarini, Giampiero Malfatti, Francesco Aroni Vigone, Carlo Actis Dato, Enrico Fazio, Fiorenzo Sordini, Luis Nacht, Pablo Ledesma, Pini Levalle, Marcelo Garcia, Pablo Rodriguez - CMC9951-2 
Prograssive Steps Hard Core Progressive Steps "Hard Core" 

Marty Cook: Trombone, Francesco Aroni Vigone: Sax Alto, Luigi Rangino: Piano, Daniele Patumi: Contrabbasso, Claudio Saveriano: Batteria, Franco D'Andrea: Note di copertina - SPLAS(H) CD H 331-2 
Freddi "francescoaronivigonealiasbarranquillo" D'Amico ha inciso altri dischi di giezz ed altri generi (toni e i volumi) ma siccome che lui non me li ha regalati non ci posso mettere qui le foto di copertina e tutte le altre note.


Freddi D'amico detiene inoltre l'invidiabile record del disco con il peggior rapporto critica/vendite: a buoni articoli sui giornali tra i quali Musica-La Repubblica, Il Manifesto ed Il Mucchio, sono state vendute circa ZERO copie grazie al fatto che il disco non si trova nei negozi..... se proprio lo volete, potete provare a chiederlo a noi, potete trovarne qualche copia da camarillo (chi è di Genova sa dov'è, chi non è di Genova è inutile che si faccia il viaggio) oppure, se abitate nei dintorni di Vercelli, pare che buona parte delle copie siano sepolte nell'orto dell'autore.... Andate e scavate

Poesie Fuoribordo, Musiche di Francesco Aroni Vigone su testi del poeta che tanto ha sviluppato la contabilità ordinaria.

Il Manifesto GLI OSSI DI MONTALE SBIANCATI TRA RAP, FREE E ELETTRONICA
FLAVIANO DE LUCA

Per molti sono state un rompicapo liceale o una stupenda rivelazione, però sentire brani di "Ossi di seppia" e "Finisterre" sparati con una linea di basso e un arzigogolo di sax è davvero spiazzante. Una raffica di parole che ti avvolge sul  filo suadente della ritmica e piano piano ti stordiscono. Stiamo parlando dei versi di Eugenio Montale messi in musica da un gruppo di giovani strumentisti jazz nel compact "Poesie fuori bordo", un disco autoprodotto (su etichetta Cmc) con l'aiuto della fondazione dedicata al premio Nobel ligure. Il quintetto è capitanato da Francesco Aroni Vigone al sax ed è formato da Giuliano Palmieri alla computer music, Piero Stefano Ferrari al double bass, Gianni Parodi alla batteria e Alessio Bertallot alla voce. Questo raffinato ammodernamento di Montale è un progetto che è stato anche rappresentato in teatro a Milano e in alcune località della riviera , Ne parliamo con Bertallot, rapper di fama, ex voce degli Aeroplani Italiani, conduttore di una seguita trasmissione radiofonica su Radio Dee Jay, che aveva cominciato proprio con dei cut-up delle poesie di Alessandro Manzoni, prima di far carriera nel business musicale. "Noi cinque ci conosciamo da tempo e siamo stai molto contenti di poterci misurare col lavoro di Montale. Le cose che scrive sono talmente potenti, sono squarci sul nulla, descrizioni dell'inconsistenza della realtà....ovviamente Montale è un monumento. La nostra idea era di esorcizzarlo, di avvicinarlo ad un pubblico non suo, con le poesie che acquistano quasi un'altra vita, cantate dal vivo. il pubblico rimane stranito, incuriosito ma un pò sorpreso, E' un discorso musicale fuori da rap, hip hop, jungle o quello che sia". Ascoltando i vari brani, la musica non ha affatto una matrice modaiola, anzi sta quasi rispettosamente a distanza, seguendo un discorso tutto suo, minimale, leggero eppure fortemente influenzato dalle ultime tendenze sonore. si rincorrono atmosfere elettroniche e percussioni caraibiche, con piccoli assoli che sembrano riempire uno spazio vuoto, lo scarto tra una poesia recitata e una canzone parlata. E' una vertigine improvvisa e contagiosa, dall'iniziale "Non chiederci" col refrain "Non domandarci la formula che mondi possa aprirti/ si qualche storta sillaba che è secca come un ramo/ oggi sol questo possiamo dirti/ ciò che non siamo ciò che non vogliamo" dove Bertallot si conferma guerrigliero della parola, pronto a piegare sillabe e significati, rallentando o forzando. Alla cupa marcia di "Debole sistro", con le frasi che cercano di stemperare e addolcire un disagio profondo. E poi scorrono "L'anguilla" e "Il re pescatore" e tutte le altre, in totale sono dodici. Particolarmente riuscita sembra "In un'aria di vetro" dove la musica colora il paesaggio, cercando di rendere l'ambiente marino spazzato dal maestrale, con rumori secchi, scratch, distorsioni. E' un'operazione che rimanda forse alle canzoni interpretate da Laura Betti  su testi di Pier Paolo Pasolini e musiche di noti direttori d'orchestra italiani. Ma, nel tormentato incontro di poesia e musica, un posto di rilievo spetta alla beat generation. Dalle  improvvisazioni di Allen Ginsberg accompagnate da un organetto a quelle di Leroi Jones con i jazzisti della 125° Strada. Tornando in Italia, basta pensare al lavoro sul testo di Dario Fo e Enzo Jannacci ai tempi di "Ho visto un re" e "Prete Liprando" o al sodalizio tra Lucio Dalla e Roberto Roversi per  "Automobili".
 

MONTALE, UN RAPPER CON L'ANIMA JAZZ
ALESSIO BERTALLOT E LE "POESIE FUORIBORDO"

Offrire un vestito sonoro di buon taglio alle poesie di Eugenio Montale rappresenta un esperimento singolare, coraggioso e, diciamolo francamente, anche parecchio ambizioso. Eppure, ascoltando Poesie fuoribordo (CMC Records/Soundcage), il disco che  "fotografa" il progetto live che il sassofonista Francesco Aroni Vigone porta da un anno sui palcoscenici italiani con un manipolo di musicisti jazz dell'area più creativa, ben oltre gli steccati di genere, l'impressione è che tra i versi del poeta genovese e il pentagramma esista un rapporto forte, stretto, addirittura inscindibile. In realtà, il lavoro di Aroni Vigone sulle musiche, con il contributo di Giuliano Palmieri, computer, Gianni Parodi, batteria, Piero Stefano Ferrari, contrabbasso, e quello di Alessio Bertallot su voce, scansioni metriche e ritmiche dei testi, s'è rivelato tutt'altro che facile  e men che meno banale. Anzi... "Musicare delle poesie è un compito duro, credo che la nostra sia fondamentalmente un'opera onesta" spiega Bertallot, estemporaneo quanto credibilissimo rapper montalliano. "Talvolta ne sono scaturite delle vere e proprie canzoni, quando la melodia ha trovato un'adeguata sintonia con i versi. Abbiamo sempre comunque mantenuto le poesie nella loro integrità. Solo nel brano Le parole ho smontato e ricostruito con ordine diverso alcune strofe. E nel Riassunto, che non è di Montale ma una sorta di bonus track che facciamo dal vivo, un gioco di montaggio degli elementi fondamentali di queste poesie: l'inconsistenza della realtà e l'aspetto più esistenziale dell'opera montaliana. Si tratta in questo caso di un divertissement sul testo, nel tentativo di fare del rap su una base jazz a tempi dispari. Non ci inventiamo nulla, beninteso, ma insomma... è una cosa che si può fare". Bertallot si schermisce, ma le Poesie fuori bordo sono tut'altro che un giochetto da ragazzi. E lui, che in passato s'era già divertito a fare da architetto sonoro a D'Annunzio e Manzoni, ha scoperto nell'opera di Montale una sublime musicalità interiore, "un lessico formidabile, molto ricercato, un vocabolario infinitamente articolato. Montale non è mai didascalico, le sue parole si rivelano improvvisamente, e allora scopri che era un grande filosofo, un pensatore profondo. L'addizione dei suoi versi con la musica ci regala un'energia pazzesca".   F I.B
 
Quando avrò tempo aggiungerò anche gli altri articoli

torna ai pinguini